| La liquidità, a fronte dei tassi Usa sullo zero, abbandona il dollaro e cerca asset in grado di offrire un rendimento migliore. «Ma rileva - dice John Mulligan di World Gold Council - la diversificazione del rischio» La quotazione sopra i 1.00 dollari l'oncia resiste? Difficile fare previsioni: «Il trend di lungo perido è comunque al rialzo». |
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18 settembre 2009 L'oro prosegue nella sua danza sopra ai mille dollari. Oggi il prezioso metallo giallo ha toccato 1020,55 dollari l'oncia, contro la chiusura di ieri a New York a 1.016,70 dollari, vicino quindi al record storico del 17 marzo 2008, quando arrivò a costare 1.032,70 dollari. Un andamento destinato a continuare? «Dare un target price non è possibile - sottolinea John Mulligan, investment manager di World Gold Council -. Ciò detto l'attuale trend dell'oro è di lungo periodo (guarda il grafico, ndr)». Come dire, insomma, che potremmo assistere anche ad un calo del prezzo ma che lo scenario di fondo è improntato al rialzo.
Che l'incertezza regni sovrana rispetto al tema oro-sopra-o-sotto a 1.000 dollari l'oncia lo mostrano le stesse quotazioni, con il lingotto che è già sceso in giornata dell'1% rispetto al recordo intraday. Il motivo? Il leggero rimbalzo del dollaro: com'è noto, infatti, è prassi che il metallo giallo e la divisa verde siano tra loro inversamente collegati; se il dollaro scende l'oro sale. «La motivazione dell'attuale trend -spiega Sergio Pigoli, presidente di Pigoli consulenza - deve riscontrarsi nella enorme liquidità in circolazione in cerca di un investimento remunerativo nel breve periodo. Con i tassi a breve negli Usa pari allo zero, gli investitori denominati in dollari, giocoforza, preferiscono puntare sul metallo prezioso». «A questo aspetto - fa da eco Mulligan - deve aggiungersi il fatto che gli investitori vogliono diversificare il rischio. Non c'è una grande convinzione sulla solidità dell'attuale rally di Borsa, così cercano un'occasione sulla commodity».
Non vanno peraltro dimenticati anche i timori di un surriscaldamento dell'economia. Nel momento in cui compaiono i segnali di una possibile ripartenza dei prezzi al consumo, c'è una tendenza alla corsa verso i beni reali (come per l'apppunto l'oro) in un'ottica di difesa del proprio potere d'acquisto. «Anche se - sottolinea Pigoli - è più un fenomeno psicologico. Proprio perché si pensa che un lingotto d'oro rimane "sempre" un lingotto, al di là dell'inflazione, la gente è invogliata ad acquistare la materia prima. Che, in questo modo, può vedere la sua quotazione salire. Tuttavia, le variabili che incidono sulle sue quotazioni sono ormai diverse e complesse e, quindi, una strategia simile è un po' troppo semplicistica». Ciò detto, vale la pena aggiungere che pensare ad una effettiva e forte ripartenza del livello dei prezzi al consumo è forse un po' azzardato. Tuttavia, come diceva Keynes, i mercati funzionano un po' come un concorso di bellezza: per capire chi può diventare la nuova Miss non bisogna guardare alla ragazza che ci piace di più, bensì tentare di capire quale concorrente incontra il favore dei giurati. Insomma, non è importante ciò che realmente può accadere ma quello che gli operatori pensano possa accadere. In questo caso, non sono pochi sul mercato a vedere spinte inflattive e quindi l'attività di hedging aumenta
Fin qui l'analisi della domanda di lingotti di carta, ma quale l'andamento della domanda reale? Alcuni esperti hanno sottolineato come i produttori di gioielli stiano accumulando scorte in previsione di alcuni importanti periodi dell'anno. In India, per esempio, in Ottobre si tiene il Diwai, uno dei più importanti festival religiosi dell'area durante il quale la domanda di gioielli subisce un balzo in avanti. Peraltro anche in Cina, il secondo consumatore di oro al mondo, la richiesta del metallo tende ad alzarsi per vari mesi, dopo il primo ottobre, in previsione dei festeggiamenti del capodanno cinese. Quest'impostazione, tuttavia, non da tutti è condivisa. «La domanda degli ultimi giorni - dice Mulligan - non è da ricondurre a un incremento delle scorte reali. Si tratta di attività d'investimento».
Al di là della disquisizione tra domanda reale e domanda di "carta" può rilevarsi, come già indicato in questo foglio elettronico, che il mese di settembre è periodo positivo per l'oro. Almeno secondo la statistica. Negli ultimi 20 anni per ben 16 volte il prezzo del metallo giallo è, in questi trenta giorni dell'anno, risultato positivo. Analizzando il fixing al mercato di Londra, l'oro ha guadagnato in media il 3,4% dalla fine di agosto, mentre per cinque volte è riuscito a mettere a segno un balzo superiore al 5 per cento. Va anche detto, però, che se è pur vero che nell'ultimo ventennio il mese di settembre è stato un mese d'oro, nei 16 mesi sucessivi all'abolizione della convertibilità del dollaro (avvenuta nel 1971 con il famaso discorso dell'allora presidente degli Usa Richard Nixon) per ben 8 volte il prezzo del metallo prezioso è sceso. Come dire, insomma, che le statitische possono dare un'indicazione di massima ma non sono infallibili. (da ilsole24ore.com) |
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