| La crisi morde anche la salute degli italiani: due su tre non vanno dal dentista perché costa troppo, si alimentano peggio e mangiano più pane e pasta evitando frutta e verdura col risultato che l'obesità aumenta. Intanto gli anziani aumentano ma non l'assistenza a loro dedicata. E, segno del disagio sociale e del «mal di vivere», esplode il consumo di antidepressivi. La crisi morde e il Sud, più povero, precipita: aumenta l'incidenza dei tumori, le malattie del cuore sono al top. Per non dire della spesa sanitaria pubblica: il Sud spende di più e detiene il primato dei deficit. Ma i cittadini sono più insoddisfatti che al Nord. |
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18 marzo 2010 L'Italia della salute è dunque sempre più spaccata in due. A ribadirlo, aggravando anzi il divario sanitario Nord-Sud, è il rapporto «Osservasalute 2009» dell'Università Cattolica di Roma. «Si conferma la progressiva divaricazione tra Nord e Sud. Le premesse per il futuro non sono rosee», spiega Walter Ricciardi, coordinatore dello studio presentato ieri a Roma. Anche perché «all'aggravarsi dei fattori di rischio non fa fronte un'adeguata strategia preventiva, né di diagnosi precoce e risposta terapeutica nelle regioni in difficoltà». Una beffa doppia.
Il rapporto mette in guardia dai pesanti effetti della crisi. «Fare economia» è un imperativo per i bilanci delle famiglie, per le fasce deboli è un'emergenza. Andare dal dentista – i denti il Ssn non li cura – è un lusso per il 39,7% delle famiglie, tanto più al Sud e per gli anziani. Ma «crisi» significa anche tirare la cinghia tutti i giorni per pranzo e cena: ci si arrangia con pane e pastasciutta, frutta e verdura costano sempre di più. L'alimentazione peggiora, altroché dieta bilanciata o "mediterranea", e l'obesità cresce. La prevenzione, questa sconosciuta.
L'altra faccia della medaglia della crisi, ma non solo, è il boom dei consumi di antidepressivi: +310% dal 2000 al 2008. Certo incide la maggiore di coscienza per i disagi psichici, ma il ricorso agli antidepressivi è anche il risultato del disagio sociale sotto i colpi della crisi.
Ed ecco poi, versante parallelo, l'emergenza anziani. Un anziano su quattro in Italia vive solo (soprattutto al Nord), ma l'assistenza è sotto la soglia del bisogno (Sud in testa), anche se in crescendo. Mentre l'allungamento della vita pone in maniera drammatica il problema delle cure agli anziani e della non autosufficienza. Le più colpite dalla solitudine sono le donne over 65 (36,9%, contro il 13,6% degli uomini). Un rischio non solo sociale, la solitudine, più frequente a Trento (33,4%) e meno in Basilicata (22,9%). Con una rete di protezione sociale che non basta, e il Mezzogiorno resta in coda: le chance di assistenza domiciliare (Adi) sono meno della metà che al Nord (19,3 anziani su mille contro 43,8); e così vale per i posti letto in lungodegenza o di long term care. E tuttavia gli anziani esprimono i giudizi positivi più diffusi per le cure ricevute, senza distinzioni geografiche: il 39,8% è «soddisfatto» contro il 34,8% degli italiani di 40-64 anni.
L'emergenza Sud, d'altra parte, si conferma il problema irrisolto. Con una rete a strappi, se non inesistente, e un'organizzazione troppo spesso assente. Non sono un caso i "viaggi della speranza" in cerca di cure fuori regione, soprattutto verso il Nord.
La prevenzione che non fa cultura, lo stato di salute che peggiora, non solo perché la povertà al Sud e più diffusa e chi è povero è più esposto. La forbice Nord-Sud aumenta, è l'allarme di «Osservasalute». Lo dice il gradimento dei cittadini che dal 70% di soddisfazione in Trentino crolla al 14,6% in Calabria. Il Sud detiene il primato dei disavanzi sanitari e la spesa sanitaria corrente al Nord è il 5,56% del Pil, al Centro il 6,61%, al Sud il 9,73. Eppure, più spesa significa «minor gradimento» per i suoi destinatari, i cittadini. E ci sarà una ragione, o forse più d'una. (da ilsole24ore.com) |
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