| I rischi per la stabilità finanziaria si sono "allentati" con "la ripresa economica che ha preso slancio" pur mostrandosi a diverse velocità. Ma le preoccupazioni per il rischio-paese delle economie avanzate potrebbero minare i guadagni raggiunti in termini di stabilità e prolungare il collasso del credito. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nel Global Financial Stability Report, precisando che "i livelli del debito nei paesi del G7 sono vicini a raggiungere, in rapporto al pil, i massimi degli ultimi 60 anni". |
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21 aprile 2010 La ripresa economica, aiutata dalle misure di stimolo, è in atto, ma sarà debole e a varie velocità. Il Fondo precisa di aver rivisto "significativamente al rialzo" le stime per il 2010 e il 2011. "Il miglioramento delle prospettive economiche ha ridotto i rischi di deflazione. Ma la necessità di governare e affrontare le conseguenze della bolla del credito ha portato a un aumento del rischio paese", afferma il Fmi.
La salute del sistema finanziario è migliorata dall'ottobre 2009 e il Fondo taglia le stime del costo della crisi che, dal suo inizio al 2010, è costata alle banche 2.300 miliardi di dollari, meno dei 2.800 miliardi di dollari previsti nel 2009. La riduzione delle svalutazioni e il recupero del settore si tradurrà in minori necessità di capitale dal parte delle banche. "Nonostante la flessione dell'entità del capitale necessario - avverte tuttavia il Fondo - le banche si trovano ancora ad affrontare considerevoli sfide", fra le quali le perdite non ancora svalutate e le nuove regole "che spingeranno le banche a ripensare le proprie strategie di business. Questi fattori potrebbero esercitare una pressione al ribasso sulla redditività".
Italia: deficit/Pil al 3,5%, debito 118,6% nel 2010. Nell'anno fiscale 2010 il rapporto deficit-Pil italiano si attesterà al 3,5%, mentre il debito-Pil al 118,6%. E' quanto si evince dalle tabelle del Report. Le previsioni sono migliorate: a ottobre infatti il Fondo stimava al 120,1% il rapporto debito/Pil italiano del 2010. E' comunque un dato ancora lievemente superiore a quello del governo italiano, che ha indicato per fine anno un debito pari al 116,9% del prodotto interno.
Il Report constata come Grecia e Portogallo siano i due stati membri dell'area euro che presentano il maggiore rischio paese per gli altri paesi della stessa Eurolandia. Seguono a distanza la Spagna e alle sue spalle l'Italia. In un box dedicato a come misurare la trasmissione del rischio fra i paesi di Eurolandia, il Fmi constata come dal periodo ottobre 2008-marzo 2009 a ottobre 2009-febbraio 2010 il contributo dell'Italia, in termini di punti percentuali, alla creazione di stress all'interno dell'area euro è sceso da 11,4 punti a 11 punti, rispetto al balzo della Grecia (da 8,8 punti a 21,4 punti), del Portogallo (da 7,7 a 18,0 punti) e della Spagna (da 9,6 a 12,7 punti).
Fra l'ottobre 2008 e il marzo 2009, ovvero nel pieno della crisi, i paesi dell'aera euro che suscitavano le maggiori preoccupazioni per la loro esposizione all'Europa dell'Est, per il loro sistema finanziario nazionale o per le loro condizioni di bilancio erano quelli che trasmettevano il maggior rischio paese agli altri stati. Dall'ottobre 2009 al febbraio 2010, invece, la situazione è cambiata "con Grecia e Portogallo e con meno intensità Spagna e Italia divenute i paesi che contribuiscono maggiormente al trasferimento del rischio paese a altri stati. Questo "riflette un cambiamento delle preoccupazioni del mercato dalle vulnerabilità del settore finanziario a quelle di bilancio". (da repubblica.it) |
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